Essere editor ed essere autore si possono considerare due facce di una stessa medaglia, come ho approfondito in questo mio articolo. Soprattutto se ci si dedica a un unico genere letterario: nel mio caso, la narrativa storica. Tuttavia, ciò non vuol dire che sia facile armonizzare i due aspetti ed evitare che entrino in conflitto. Anzi, personalmente ciò avviene abbastanza di frequente. Per questo ho sentito l’esigenza di mettere a punto una routine quotidiana dettagliata, stabilendo orari e definendo attività.
Questo per mettere anche dei confini alla libera professione che, se lasciata a briglia sciolta, rischia di annientare qualsiasi rimasuglio di tempo libero. Andiamo quindi a vedere in cosa consiste la mia routine quotidiana!
Mattina: si inizia con la scrittura!

Come sviscerato in questo reel pubblicato sulla mia pagina Instagram, inizio la mia routine quotidiana con la scrittura e propongo questa soluzione anche ai miei clienti. Sia perché la mattina presto è un orario in cui di solito ci cercano meno persone e siamo quindi più concentrati. Sia, inoltre, perché poi possiamo evitare di dover ritagliarci il nostro tempo in giornate sempre molto caotiche.
Per questo motivo cerco di alzarmi sempre in un orario compreso dalle 7:00 alle 7:30 per scrivere (che, per me che non sono mattiniero, è sempre fonte di estrema fatica). Senza fare colazione e, soprattutto, senza accendere il telefono, mi butto direttamente a scrivere per almeno un’ora. Di solito riesco a fare anche qualcosa in più e quando è così batto il ferro finché è caldo.
Colazione e al lavoro!

Finito di scrivere, la mia routine quotidiana prosegue con la colazione intorno alle 9/9:30, per poi mettermi al lavoro. In questa fase, sbrigo le commissioni di editing e correzione bozze, preparo i contenuti per i social o scrivo gli articoli per il blog, come questo che stai leggendo. Le attività che mi capita di fare la mattina sono molto variabili e dipendono dalle scadenze, dalla quantità di lavoro ecc.
Solitamente mi riesce difficile (e anche noioso) dedicarmi a un’unica attività alla volta, mentre sono molto più produttivo alternando almeno due attività diverse. Ovviamente senza esagerare e senza frammentare troppo la mattinata.
L’importanza dei limiti

Con il lavoro da freelance, non c’è nessuno a obbligarti a lavorare fino a una certa ora o a importi determinate pause. Puoi lavorare quanto vuoi e, soprattutto, riposare quanto vuoi! Sembra fantastico, vero? In parte lo è davvero, ma si tratta anche di un’arma a doppio taglio. Non avere limiti di orario all’interno della propria routine quotidiana può sfociare facilmente in un lavoro continuo. In cui, pur di finire una commissione o raggiungere un certo obiettivo, saltiamo i pasti o rinunciamo alla regolarità. E da qui al burn out, il passo è breve.
Personalmente, infatti, mi do sempre dei limiti di orario. Per questo motivo, la mattinata della mia routine quotidiana finisce in modo tassativo alle 13:00. Mi lascio un margine di 5-10 minuti, ma se vedo che terminare un certo compito mi richiederebbe di lavorare fino alle 13:30, chiudo e vado in pausa pranzo.
Pausa pranzo

Il tempo per mangiare è molto variabile e dipende se cucino o no, cosa scelgo di mangiare ecc. Tuttavia, la mia routine quotidiana prevede almeno due ore di pausa prima di riprendere a lavorare alle 15:00.
Oltre al tempo per un vero e proprio sonnellino di circa 15-20 minuti, a cui non cerco mai di rinunciare, approfitto di questo tempo per la frequentazione dei social. Che può andare dalla creazione di contenuti (per quelle tipologie per cui non serve un pc) alla semplice interazione e risposte ai messaggi. Solitamente, infatti, cerco di non entrare sui social in altre fasce orarie per evitare di distrarmi, e approfitto di questo momento di pausa per destinarvi non più di 60 minuti.
Si riprende a lavorare!

Dopo le 15:00 (che però diventano facilmente anche le 15:30) mi rimetto al lavoro. La gestione della fase pomeridiana della mia routine quotidiana dipende strettamente da quanto sono riuscito a fare la mattina.
Se per qualche motivo la mattina non sono riuscito a scrivere, allora destino la prima ora del pomeriggio proprio alla scrittura. Cosa che faccio anche se magari sono in ritardo sulle scadenze, o semplicemente posso dedicare alla scrittura un po’ più di tempo.
Se invece ho già scritto e, al contrario, sono in ritardo sul lavoro, dedico il pomeriggio appunto al lavoro. In questa fase, seguo gli stessi criteri della mattina. Spesso mi dedico proprio a completare quei compiti che non sono riuscito a terminare la mattina. Anche in questa fase della routine quotidiana l’orario ha una grande importanza, per cui cerco di non lavorare mai oltre le 19:00.
Pausa serale

Proprio come la pausa pranzo, anche la pausa serale ha una durata circa di 2 ore, dalle 19:00 alle 21:00. Oltre alla cena vera e propria, ne approfitto per rilassarmi un po’ con la lettura o con l’attività fisica. Ma a differenza della pausa pranzo, in cui cerco di rispettare quanto più possibile gli orari, in questa fase cerco di essere più flessibile. Per cui, anche se finisco di lavorare alle 19:15 o di cenare alle 21:30, cambia poco.
Dopo cena? Studio

Per me il tempo dopo cena non è mai stato di lavoro e cerco sempre di mantenere questa regola nella mia routine quotidiana. Tuttavia, per mia natura difficilmente mi dedico ad attività di puro svago, per cui mi piace ritagliare questo momento della giornata per lo studio e l’aggiornamento professionale. Ne approfitto, infatti, per dedicarmi ai corsi di editing e scrittura, di marketing, e in generale a quei materiali che possono contribuire a rendermi uno scrittore e un editor sempre migliore.
Trattandosi di materie che mi appassionano, è un’attività generalmente piacevole. A differenza del lavoro, mi impegna di meno ma, al contempo, mi arricchisce professionalmente. In questo modo, riesco a trovare un buon equilibrio tra tutte le attività della mia routine quotidiana e a fare in modo che, ogni giorno che passa, compia un passettino avanti rispetto al giorno precedente.
Tiriamo le somme
Questa che ti ho descritto sarebbe la mia giornata ideale. “Ideale” nel vero senso del termine, poiché non penso di aver mai trascorso una giornata di questo tipo. Capitano sempre, infatti, imprevisti, tempi che si allungano, cambi di programma ecc.
Tuttavia, tenere questa traccia per me è fondamentale, perché mi dà una base su cui agire. Proprio come la scaletta di un romanzo, si tratta di una traccia che subirà sicuramente modifiche, ma che ci aiuta a orientarci. Senza la quale sarebbe molto più facile smarrirsi e perdere un sacco di tempo.
Ovviamente non mi aspetto che questo approccio funzioni per tutti, ma si tratta del modo per me più efficiente per gestire la mia routine quotidiana. E tu come gestisci la tua? Fammelo sapere nei commenti e non perderti i prossimi articoli del mio blog Penna e calamaio!

0 commenti