La moglie di Dante: Gemma Donati e la sua storia dimenticata

da | 7-03-25 | Recensioni

“La moglie di Dante”: con questo appellativo è passata alla storia Gemma Donati, figlia di ser Manetto Donati, membro di una delle famiglie nobiliari più influenti della Firenze del XIII e XIV secolo. Ancella, quindi, del sommo poeta, che non gode di individualità propria, ma che ha uno spazio nella memoria collettiva solo per essersi legata a Dante Alighieri.

Copertina del romanzo "La moglie di Dante" di Marina Marazza.

Con il suo romanzo, Marina Marazza parte proprio da questo appellativo – “la moglie di Dante” – per ridare finalmente luce alla personalità di Gemma Donati. Una donna su cui si sa ben poco, confesserà poi l’autrice nella sua postfazione storica, ma su cui si può immaginare tanto. Per questo motivo, Marina Marazza andrà a dipingere di lei un affresco quanto mai vivido e affascinante.

Nella testa di una donna medievale

La moglie di Dante è narrato tutto dal punto di vista di Gemma Donati, in un racconto in prima persona che ci porta direttamente nei suoi pensieri. Si tratta di un espediente affascinante, con cui poter empatizzare fin da subito con la protagonista del romanzo, ma anche di un’arma a doppio taglio

Infatti, gestire questa materia narrativa in un contesto temporale molto lontano dal nostro espone al rischio di attualizzazioni dei pensieri e della mentalità dei personaggi.

Una donna troppo moderna?

Dipinto rinascimentale che raffigura una donna medievale di alto rango incinta.

Gemma Donati, infatti, è descritta come una donna molto spigliata e intraprendente, che non si fa problemi a dichiarare ciò che vuole e a lottare per ottenerlo. Di per sé, questo potrebbe sembrare un tratto caratteriale troppo moderno – e probabilmente per certi versi lo è davvero.

Tuttavia, emergono anche tanti altri aspetti che collocano Gemma pienamente nel suo tempo. A partire dal rapporto con la sua schiava Gilla, che tratterà sempre come tale, nonostante diventino fin da subito delle amiche inseparabili. Difficilmente una donna contemporanea accetterebbe come dono una schiava.

L’amore tra Gemma e Dante

Inoltre, se fosse stata veramente una donna contemporanea, Gemma difficilmente avrebbe accettato di amare un uomo come Dante: schivo, taciturno e che antepone i suoi ideali politici all’incolumità della famiglia. Eppure, Gemma rimarrà sempre al suo fianco, nonostante le avversità dell’esilio politico e della condanna, senza tuttavia annullarsi come donna. Una personalità, quindi, complessa e affascinante, che non può non suscitare ammirazione.

Questo non vuol dire che di anacronismi (piccoli o grandi, a seconda della sensibilità di ciascuno) non ce ne siano. Gli anacronismi sono una piaga dei romanzi storici (come ho spiegato in questo mio articolo) e vanno limitati il più possibile. Tuttavia, un minimo di attualizzazione della mentalità dei personaggi è inevitabile, e la fedeltà storica completa rimane un’utopia. L’importante, a mio avviso, è tamponare queste attualizzazioni il più possibile per evitare di incrinare la credibilità del testo. Credibilità che, nel caso de La moglie di Dante, non viene mai intaccata.

Dante VS Corso

Dipinto medievale che ritrae una scorribanda capeggiata da Corso Donati.

Per quanto l’amore di Gemma verso Dante sia totale e mai veramente incrinato, nel corso de La moglie di Dante si affaccia anche un’altra figura maschile molto importante e ingombrante: Corso Donati. Cugino di Gemma e uno degli uomini più potenti di Firenze.

Tra Corso e Dante viene operato un vero e proprio meccanismo di polarizzazione: spregiudicato, prepotente e violento il primo; riflessivo, introverso e sensibile il secondo. Gemma farà la sua scelta e, come dice l’autrice nella sua postfazione, si rivelerà vincente. Di Dante ci ricordiamo tutti, ma di Corso no… 

Tuttavia, ciò non deve portarci a una semplificazione. Nel romanzo non c’è una vera predilezione per una figura a discapito di un’altra. Al contrario, entrambi i personaggi emergono con le loro luci e ombre, in modo sfaccettato e del tutto verosimile.

La prepotenza di Corso

Dipinto medievale che ritrae la morte di Corso Donati.

Come già anticipato, Corso è quello che oggi chiameremmo un “vincente”. Persona di successo, sia nella politica sia con le donne, è una personalità spregiudicata e pericolosa, ma con un debole per Gemma. Cosa che, nel corso della narrazione, la proteggerà da molti pericoli.

“La sua lingua penetrava la mia bocca, saporosa del vino che mescevano agli uomini, puro e denso, e non allungato con l’acqua e addolcito col miele come quello che versavano alle dame.”

Il sentimento di Corso per Gemma non viene nascosto, così come non viene troppo nascosta l’attrazione che a sua volta Gemma prova per il cugino. Un sentimento proibito e malsano, come quello che si prova per ciò che sappiamo ci farà stare male ma che troviamo incredibilmente seducente.

La sensibilità di Dante

Dipinto che ritrae Dante mentre legge la Divina Commedia davanti a un piccolo pubblico in una stanza.

In una narrazione veramente attualizzante, probabilmente verrebbe raccontata la storia d’amore proibito tra lei e Corso. Di come Gemma, di fronte a un Dante elusivo e lontano – e di cui forse non è mai stata veramente innamorata – scelga l’amore carnale e viscerale del cugino, con tutte le conseguenze che ciò può avere. Tuttavia, l’autrice sceglie una strada diversa e, a partire proprio dall’amore e dalla devozione di Gemma per Dante, costruisce ne La moglie di Dante una narrazione molto ben calata nel contesto storico medievale.

Inoltre Dante, a sua volta, non viene descritto in modo macchiettistico. Non si tratta dell’agiografia del sommo poeta che tutti conosciamo, bensì del ritratto umano di un uomo di “carne e sangue”. Con tutti i pregi e tutti i difetti, con tutte le contraddizioni che le persone reali hanno.

“Il Dante di cui Gemma si innamora non è quell’immaginetta accigliata presa di profilo col cappuccetto rosso del lucco in testa e il nasone adunco: è un bell’uomo bruno, giovane e vigoroso, con la barba, che sa cavalcare, va a caccia col falcone, disegna bene, combatte per la sua città a cavallo in prima fila, veste elegante, sa come comportarsi in società, balla perfettamente, fa l’amore con passione, parla benissimo e ha fascino da vendere.”

La “questione Beatrice”

Dipinto che ritrae Dante mentre incontra Beatrice e altre due donne a Firenze.

Infine, è da menzionare una delle questioni fondamentali quando si parla di Dante: la sua “donna-angelo” Beatrice.

Nel romanzo, Beatrice rappresenta un’ideale. Una ragazza con cui Dante non ha mai parlato, che trasfigura in un angelo ancor prima della sua morte, e che consoliderà in questa figura dopo la sua scomparsa.

Dante sarà sconvolto dalla sua morte, ma è qui che l’intuizione dell’autrice si fa brillante. Gemma si pone come consolatrice di Dante, come donna in carne e ossa che vuole far dimenticare al poeta quella fatta solo di ideali. 

“Un giovane promettente. Non è ricchissimo di denari, ma di talenti. Non è di buon carattere, ma ha gran testa. Ultimamente ha molto sofferto per la morte di una persona cara, ma deve riprendersi e ricominciare a vivere. E io credo di essere la donna giusta per aiutarlo a superare quella sofferenza.”

Nonostante questo, Dante continuerà sempre a scrivere di Beatrice, senza mai menzionare Gemma. Una mancanza di rispetto? Forse no, se immaginiamo che dietro il nome di Beatrice, dietro quella semplice etichetta, si nasconda la vera “donna-angelo” di Dante, la vera persona che lo abbia salvato dall’Inferno e trasportato, attraverso il viaggio della Commedia, in Paradiso: Gemma Donati.

Conclusione

La moglie di Dante non è un romanzo che accontenterà tutti. Probabilmente ci sarà chi non risuona con il complesso sistema di sentimenti e di emozioni che l’autrice ha messo in campo, o chi vorrà rimanere ancorato a un’immagine più tradizionale di Dante.

Tuttavia, per chi avrà la sensibilità giusta per apprezzarlo, La moglie di Dante è un romanzo imperdibile. In certi momenti farà del male, ma una volta chiusa l’ultima pagina, ci sarà solo gratitudine per aver vissuto – anche solo per qualche ora – la vita di una donna medievale così tenera e affascinante come Gemma Donati.
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