Il 24 maggio 1915 non fu un giorno qualsiasi per l’Italia. Allo scoccare della mezzanotte, dopo mesi di trattative e tensioni politiche, il Regno dichiarò guerra all’Austria-Ungheria ed entrò nella Prima guerra mondiale al fianco dell’Intesa. L’obiettivo? Riconquistare le terre irredente di Trento e Trieste e ricacciare lo storico nemico dell’Italia fuori dai tradizionali confini geografici della penisola italiana.
Quello del 24 maggio 1915 fu quindi un giorno che, fin da subito, lasciò un segno indelebile nella memoria nazionale. Non solo per la portata politica e militare dell’evento, ma anche per tre episodi simbolici che condensano il dramma e l’impatto immediato del conflitto: il primo colpo di cannone, il primo caduto degli oltre 650.000 mila che ci sarebbero stati e il bombardamento della costa adriatica italiana, in particolare di Ancona.
Il primo colpo di cannone su Cervignano del Friuli

Era l’alba del 24 maggio 1915. Dalle postazioni italiane di San Giorgio di Nogaro, partì un colpo di artiglieria che colpì Cervignano del Friuli, all’epoca entro i confini dell’impero austriaco. La guerra era ufficialmente cominciata.
Una lapide, ancora oggi presente nei pressi del ponte sull’Ausa, ricorda l’episodio con parole solenni.
«Qui, con il primo colpo di cannone, la mattina del 24 maggio 1915, l’Italia preconizzò l’unità della Patria».
Dopo il bombardamento, le truppe austriache abbandonarono Cervignano. La cittadina fu occupata dai Bersaglieri e trasformata in quartier generale della III Armata di Emanuele Filiberto di Savoia. Posizione che venne mantenuta fino alla disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917 e alla drammatica ritirata che ne fu conseguenza.
Il primo martire: Riccardo Giusto

Quasi in contemporanea al primo colpo di cannone sparato, verso le 4 del mattino del 24 maggio 1915, sulle alture del Monte Jeza, presso il confine tra Friuli e Slovenia, un ragazzo italiano si stava avviando verso il proprio destino.
Si chiamava Riccardo Giusto, giovane alpino friulano di 31 anni, già facchino alla stazione di Udine e richiamato alle armi pochi mesi prima. Faceva parte di una pattuglia di esploratori che avanzava in territorio nemico quando fu colpito a morte da un proiettile austro-ungarico. La sua vita si spezzò all’inizio di un conflitto che avrebbe inghiottito quasi un milione di giovani, diventando il simbolo di un’intera “generazione perduta”. Giovane sangue versato per la causa della guerra.

Il bombardamento di Ancona

Sempre durante la giornata del 24 maggio 1915, lontano dal fronte friulano, il mare Adriatico si trasformò nel primo obiettivo del nemico. La flotta austro-ungarica, già pronta a reagire all’imminente dichiarazione di guerra, lanciò un massiccio attacco lungo la costa italiana.
Ad Ancona, in particolare, il bombardamento fu devastante: durò oltre un’ora e colpì senza distinzione obiettivi militari e civili. La cattedrale di San Ciriaco riportò danni gravi, così come la Banca d’Italia, l’ospedale militare e i cantieri navali. Decine di persone persero la vita, tra cui molti civili.
L’attacco colse di sorpresa le difese italiane. Ciò mostrò fin da subito la vulnerabilità del Paese e la ferocia di un nemico deciso a colpire in profondità.

Un giorno che cambiò la storia
Il 24 maggio 1915 fu il battesimo di fuoco dell’Italia nella Grande Guerra. In poche ore si condensarono simboli e drammi che avrebbero segnato il conflitto: il fragore delle artiglierie, il sacrificio dei soldati, la sofferenza delle popolazioni civili. Tre eventi che, ancora oggi, raccontano con forza quanto quel giorno sia stato un punto di svolta irreversibile per la storia italiana.
Se questo articolo ti è piaciuto, continua a seguire il mio blog Penna e calamaio per scoprire altri episodi e storie dimenticate della Grande Guerra!

ricorda che Hemingway partecipò alla guerra come guidatore di ambulanze, fu ferito, trovò l’amore per poi scrivere Addio alle armi. Ciao.
E come dimenticarlo! Magari su questo libro ci scriverò un articolo a parte, grazie 😉