Gli anacronismi sono uno degli errori più frequenti per chi scrive romanzi storici e una delle cose più fastidiose per chi i romanzi storici li legge. Etimologicamente, la parola “anacronismo” vuol dire “contro il tempo” e si riferisce a incongruenze di carattere cronologico.
Spesso sono dovuti a una documentazione lacunosa, oppure a un’incapacità di astrarsi dal proprio tempo e dalla propria forma mentis di persona contemporanea. Ma è un errore talmente facile in cui incappare che perfino i grandi maestri di questo genere – come Umberto Eco nel suo bestseller Il nome della rosa – ci sono cascati.
Ma in cosa consiste esattamente un anacronismo? E quante tipologie ci sono? Andiamolo a vedere più in dettaglio!
Anacronismi “concettuali”

Premessa: quella che farò è una mia bipartizione di comodo, per esemplificare meglio quello che andrò a scrivere, senza nessuna pretesa che questi termini siano di utilizzo comune.
Per “anacronismo concettuale” intendo quel tipo di incongruenza cronologica per cui un personaggio compie una qualsiasi azione che, in quel contesto spazio-temporale, non potrebbe compiere. Esempi tipici di questo anacronismo possono essere mangiare le patate in epoca medievale o indossare gli occhiali in epoca classica.
Sono anacronismi che è molto frequente trovare anche in film e serie tv e sono quelli più evidenti da individuare. Proprio per questo, danno molto fastidio e possono farti perdere molta credibilità, ma allo stesso tempo sono i più facili da risolvere. Una volta individuato l’anacronismo, basterà semplicementesostituire l’azione o l’oggetto errato con la controparte corretta.
Anacronismi “lessicali”

Quelli che io chiamo “anacronismi lessicali”, invece, sono molto più subdoli e spesso passano inosservati. Anzi, c’è da dire che molti neanche li considerano veri e propri anacronismi e non del tutto a torto.
Gli anacronismi lessicali, infatti, consistono nell’uso di parole che, da un punto di vista etimologico, non dovrebbero esistere nell’epoca in cui è ambientato il romanzo. Per esempio, la parola “sadismo” è stata coniata a partire dalla figura del marchese de Sade. Sarebbe quindi improprio definire un torturatore medievale o rinascimentale come sadico. Stesso discorso per la parola “nostalgia”, coniata a partire dal XVII secolo, che impiegata in un’epoca precedente potrebbe stonare.
Tuttavia, questa considerazione comporta tutta una serie di problemi che vale la pena andare a sviscerare.
Focalizzazione interna o esterna?
Innanzitutto, per valutare quanto questo tipo di anacronismi sia un errore dobbiamo andare a vedere qual è la voce narrante che stiamo adoperando e qual è il suo grado di focalizzazione.
Se il narratore è interno alla vicenda e sta raccontando la storia in prima persona, allora bisognerà fare molta attenzione al lessico che si sta utilizzando e a evitare quanto più possibile anacronismi di questo tipo. Stesso discorso per una terza persona focalizzata, in cui, anche se a narrare non è direttamente un personaggio, siamo comunque immersi nel suo punto di vista.
Discorso diverso, invece, nel caso stessimo utilizzando unnarratore onnisciente o comunque esterno. O in cui a narrare è un personaggio, o una “voce”, appartenente a un’altra epoca rispetto a quella in cui è ambientata la vicenda. In questi casi, non siamo strettamente vincolati a evitare anacronismi lessicali di questo tipo e abbiamo perciò una maggiore libertà.
Italiano contemporaneo o filologico?
Questo vuol dire che per evitare anacronismi lessicali dobbiamo scrivere il nostro romanzo storico in una lingua filologicamente accurata? Be’, non proprio.
È infatti necessario utilizzare un italiano contemporaneo, che sia comprensibile per il pubblico di oggi. A meno che non ti stia rivolgendo a un pubblico di filologi, ma in quel caso scrivere un romanzo potrebbe non essere la scelta migliore.
Allo stesso tempo, però, è necessario restituire il “sapore” di un certo periodo storico. E questo obiettivo può essere raggiunto anche facendo attenzione alle etimologie evitando di usare, per quanto possibile, parole che fanno riferimento a concetti ancora non esistenti in una data epoca. Questo non vuol dire che dobbiamo impazzire studiando l’etimologiadi ogni singola parola che scriviamo. Ma dovremo fare attenzione a quelle parole un po’ più particolari che potrebbero farci suonare un campanellino d’allarme.
Modi di dire ed espressioni figurate
Molta attenzione, per esempio, bisogna porre ai modi di dire e alle espressioni figurate, poiché tendiamo a usarle senza pensarci. Anche se spesso espressioni di questo tipo affondano le radici in un passato lontano, per cui si possono usare abbastanza tranquillamente, non mancano casi in cui possono farci cadere in anacronismi.
Per esempio, potremmo essere tentati di descrivere un cavaliere medievale che “parte in quarta” col proprio cavallo. Peccato, però, che l’espressione “partire in quarta” derivi dal gergo automobilistico.
Stesso discorso per la similitudine “cadere come un sacco di patate”. Come abbiamo già visto, usarla in un romanzo antecedente alla scoperta dell’America vorrebbe dire commettere un anacronismo.
Citazionismo
Rientra in questo discorso anche la tendenza a inserire nel proprio romanzo storico citazioni provenienti da epoche diverse rispetto a quella di cui si sta scrivendo. Spesso, per volontà di creare una sorta di “gioco letterario”.
Questo potrebbe avvenire in forma diretta, ovvero facendo dire a un personaggiouna frase pronunciata da un personaggio storico successivo. Per esempio, in un romanzo sull’antica Roma si potrebbe mettere in bocca a un generale delle parole pronunciate da Napoleone. Ma potrebbe avvenire anche in forma indiretta, per esempio riformulando o storpiando una qualche citazione della cultura pop (di altri libri, film o musica), adattandola al proprio contesto storico.
In questi casi, se fatto cum grano salis e con il preciso scopo di creare riferimenti che il proprio pubblico potrebbe apprezzare, si può adottare anche un approccio più elastico. Fermo restando che, la considerazione su focalizzazione interna e focalizzazione esterna continuerà a restare valida.
Rifletti sulle tue parole

Per concludere, uno dei modi più efficaci per evitare le due tipologie di anacronismi che abbiamo visto è quello di riflettere bene su ogni parola che andremo a scrivere. Le parole hanno un peso importante – anche se nel mondo di oggi tendiamo a dimenticarcene – per cui vanno dosate con cura.
Tuttavia, la medicina più efficace per prevenire problemi di questo tipo è senza dubbio documentarsi in modo approfondito sulla propria epoca. Come anticipato all’inizio dell’articolo, gli anacronismi sono spesso dovuti a una documentazione insufficiente, che lascia molti coni d’ombra in cui commettere errori diventa molto facile.
Invece, con ricerche approfondite anche su documenti d’epoca, le probabilità di incappare in anacronismi si riduce sensibilmente, Inoltre, così facendo potrai fare scorta di termini particolari e poco noti da impiegare, all’occorrenza, per restituire lo specifico sapore dell’epoca storica di cui stai scrivendo!
Se questo articolo ti è stato utile e pensi che io possa essere il professionista che faccia al caso tuo, contattami per una consulenza conoscitiva gratuita e parlami del tuo progetto narrativo!

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