Gli anacronismi: la piaga dei romanzi storici

da | 18-01-25 | Tecniche di scrittura

Gli anacronismi sono uno degli errori più frequenti per chi scrive romanzi storici e una delle cose più fastidiose per chi i romanzi storici li legge. Etimologicamente, la parola “anacronismo” vuol dire “contro il tempo” e si riferisce a errori e incongruenze di carattere cronologico.

Spesso sono dovuti a una documentazione lacunosa, o a un’incapacità di astrarsi dal proprio tempo e dalla propria forma mentis di persona contemporanea. Ma è un errore talmente facile in cui incappare che perfino i grandi maestri di questo genere – come Umberto Eco nel suo bestseller Il nome della rosaci sono cascati

Ma in cosa consistono esattamente gli anacronismi? E quante tipologie ci sono? Andiamolo a vedere più in dettaglio!

Anacronismi “concettuali”

Dipinto anacronistico di Orfeo mentre suona un violino.

Premessa: quella che farò è una mia bipartizione di comodo, per esemplificare meglio quello che andrò a scrivere, senza nessuna pretesa che questi termini siano di utilizzo comune.

Per “anacronismo concettuale” intendo quel tipo di incongruenza cronologica per cui un personaggio compie una qualsiasi azione che, in quel contesto spazio-temporale, non potrebbe compiere. Esempi classici di questo tipo di anacronismo possono essere mangiare le patate in epoca medievale o indossare gli occhiali in epoca classica.

Sono anacronismi che è molto frequente trovare anche in film e serie tv e sono quelli più evidenti da individuare. Proprio per questo, danno molto fastidio e possono farti perdere molta credibilità, ma allo stesso tempo sono i più facili da risolvere. Una volta individuato l’anacronismo, basterà semplicemente sostituire l’azione o l’oggetto errato con la controparte corretta.

Anacronismi “lessicali”

Foto di un segnale di stop con al centro scritto "NO".

Quelli che io chiamo “anacronismi lessicali”, invece, sono molto più subdoli e spesso passano inosservati. Anzi, c’è da dire che molti neanche li considerano veri e propri anacronismi e non del tutto a torto.

Gli “anacronismi lessicali”, infatti, consistono nell’uso di parole che, da un punto di vista etimologico, non dovrebbero esistere nell’epoca in cui è ambientato il romanzo. Per esempio, la parola “sadismo” è stata coniata a partire dalla figura del marchese de Sade. Sarebbe quindi improprio definire un torturatore medievale o rinascimentale come sadico. Stesso discorso per la parola “nostalgia”, coniata a partire dal XVII secolo.

Tuttavia, questa considerazione comporta tutta una serie di problemi che vale la pena andare a sviscerare.

Focalizzazione interna o esterna?

Innanzitutto, per valutare quanto questo anacronismo sia un errore dobbiamo andare a vedere qual è la voce narrante che stiamo adoperando e qual è il suo grado di focalizzazione.

Se il narratore è interno alla vicenda e sta narrando la storia in prima persona, allora bisognerà fare molta attenzione al lessico che si sta utilizzando e a evitare quanto più possibile anacronismi di questo tipo. Stesso discorso per una terza persona focalizzata, in cui, anche se a narrare non è direttamente un personaggio, siamo comunque immersi nel suo punto di vista.

Discorso diverso, invece, nel caso stessimo utilizzando un narratore onnisciente o comunque esterno. O in cui a narrare è un personaggio o una “voce” appartenente a un’altra epoca rispetto a quella in cui è ambientata la vicenda. In questi casi, non siamo strettamente vincolati a evitare anacronismi lessicali di questo tipo e abbiamo perciò una maggiore libertà.

Italiano contemporaneo o filologico?

Questo vuol dire che per evitare anacronismi lessicali dobbiamo scrivere il nostro romanzo storico in una lingua filologicamente accurata? Be’, non proprio.

Per quanto riguarda quale linguaggio adoperare in un romanzo storico si aprirebbe un capitolo a parte, ma qui posso accennare come sia necessario utilizzare un italiano contemporaneo, che sia comprensibile per un pubblico di lettori contemporanei. A meno che non ti stia rivolgendo a un pubblico di filologi.

Allo stesso tempo, però, è necessario restituire il particolare “sapore” di un certo periodo storico attraverso le parole. E questo obiettivo può essere raggiunto anche facendo attenzione alle etimologie e a evitare di usare, per quanto possibile, parole che ancora non esistevano in una certa epoca. Questo non vuol dire che dobbiamo impazzire studiando l’etimologia di ogni singola parola che scriviamo. Ma dovremo fare attenzione per quelle parole un po’ più particolari che potrebbero farci suonare un campanellino d’allarme.

Modi di dire ed espressioni figurate

Molta attenzione bisogna porre ai modi di dire e alle espressioni figurate, poiché tendiamo a usarle senza pensarci. Anche se spesso espressioni di questo tipo affondano le radici in un passato lontano, per cui si possono usare abbastanza tranquillamente, non mancano casi in cui possono farci cadere in errore.

Per esempio, potremmo essere tentati di scrivere che un cavaliere medievale “parte in quarta” col proprio cavallo. Peccato, però, che l’espressione “partire in quarta” deriva dal gergo automobilistico.

Stesso discorso per la similitudine “cadere come un sacco di patate”. Come abbiamo già visto, usarla in un romanzo antecedente alla scoperta dell’America vorrebbe dire commettere un anacronismo.

Rifletti sulle tue parole

Foto delle mani di una persona mentre scrive su un taccuino.

Per concludere, uno dei modi più efficaci per evitare le due tipologie di anacronismo che abbiamo visto è quello di riflettere bene su ogni parola che andremo a scrivere. Le parole hanno un peso importante – anche se nel mondo di oggi tendiamo a dimenticarcene – per cui vanno dosate con cura.

Anche documentarsi in modo approfondito è senza dubbio una medicina efficace per prevenire questo problema. Ma il modo in assoluto più sicuro per evitare ogni forma di anacronismo nel tuo romanzo storico è quello di affidarti a un editor specializzato in questo genere, che possa aiutarti quanto più possibile a individuarli e correggerli.

Se questo articolo ti è stato utile e pensi che io possa essere il professionista che faccia al caso tuo, contattami per una consulenza conoscitiva gratuita e parlami del tuo progetto narrativo!

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