L’ultimo Costantino: il romanzo della caduta di Costantinopoli

da | 3-12-24 | Recensioni

La caduta di Costantinopoli, lo sappiamo dalle pagine scolastiche, avvenne il 29 maggio 1453, dopo un assedio durato 53 giorni. Questo vuol dire che non vale la pena leggere romanzi incentrati su questo avvenimento storico? No, perché come per ogni romanzo storico basato su fatti arcinoti, l’importante non è sapere cosa accade, bensì come si giunge a quell’avvenimento.

E questo è il caso del romanzo L’ultimo Costantino di Luigi Oriani, pubblicato da Rossini Editore proprio – sarà una coincidenza? – il 29 maggio del 2023, a 570 anni di distanza dalla caduta di Costantinopoli. Romanzo che ha tra i suoi pregi principali proprio la capacità di raccontare la “microstoria”, le vicende di personaggi qualsiasi, all’interno della “macrostoria”.

Ma chi sono questi personaggi? Andiamo a scoprirli!

I protagonisti

Elena

“Costantinopoli era in declino, ma le feste a palazzo rimanevano splendide. Almeno, questo era quello che Elena aveva sentito dire, lei non veniva mai invitata.”

Elena è la prima dei quattro protagonisti a entrare in scena. Guaritrice di Costantinopoli, è descritta come una ragazza altruista ed empatica, che si fa in quattro per aiutare gli altri e che conduce un’esistenza non proprio agiatissima. Inoltre, per quanto sia sempre ben disposta verso i suoi concittadini, ha una forte idiosincrasia per quelli che lei chiama “latini”: ovvero gli abitanti della penisola italiana, che parlano una lingua “incivile”.

Questo suo forte odio per gli italiani ha ragioni ben precise che verranno esplorate nel corso del romanzo. Odio che esploderà in tutta la sua forza quando i soldati genovesi comandati da Giovanni Giustiniani arriveranno a dare manforte all’imperatore Costantino XI Paleologo per evitare la caduta di Costantinopoli. In particolare, la sua avversione sarà diretta nei confronti del giovane Tebaldo.

Tebaldo

Ragazzo testardo e impulsivo, Tebaldo fa parte dei soldati comandati da Giustiniani, dai quali si distingue per la sua cultura. Da piccolo, infatti, Tebaldo perse i genitori e fu cresciuto in monastero. Il padre, però, era commilitone e stretto amico di Giustiniani, e fece promettere a quest’ultimo di prendersi cura del figlio. Motivo per cui, quando Giustiniani lo ritenne opportuno, lo prelevò dal monastero iniziandolo alla vita militare con un durissimo addestramento.

Tebaldo, tuttavia, non è irruento solo con la spada, bensì anche con le ragazze. Sciupafemmine incallito, non perde occasione per appartarsi con ognuna delle fanciulle di Costantinopoli, che immancabilmente perdono la testa per lui. Tutte tranne Elena.

Tuttavia, le vicende del romanzo porteranno i due giovani ad avvicinarsi sempre di più. E se questa porzione di trama fosse un romance, la loro storia sarebbe sicuramente un enemies to lovers.

Marta

Se Elena e Tebaldo sono personaggi con cui è molto facile empatizzare (nonostante anche loro abbiano i loro lati “antipatici”), Marta è uno di quei personaggi che, al contrario, è molto facile detestare.

Manipolatrice incallita, bugiarda, ladra, adultera (“ma ha anche dei difetti”, cit.), Marta è un personaggio squisitamente machiavellico, che farebbe di tutto – e lo farà davvero – per ottenere ciò che ama di più al mondo: il potere.

Per questo motivo, non si tira indietro di fronte all’opportunità di partecipare a una congiura per agevolare la caduta di Costantinopoli e per lavorare come spia al soldo del sultano turco. Manipolazioni, però, che si rivelano troppo grandi anche per le sue abili mani, e di cui potrebbe arrivare a perdere il controllo…

Ismail

Siamo giunti, infine, a uno dei personaggi più affascinanti del romanzo: Ismail, “la Mano Destra del Sultano”, capo dei giannizzeri e inflessibile devoto all’Islam, al Profeta e ad Allah. Della sua caratterizzazione, risulta efficace proprio il suo accostamento a Mehmet II.

Il sultano, infatti, è dispotico e tirannico, ma anche superficiale e vanesio, e non rinuncia alle mollezze che la sua condizione privilegiata gli fornisce. Al contrario, Ismail è integerrimo e inflessibile, sia con i suoi sottoposti (i “fratelli” giannizzeri), sia perfino con il sultano. Allo stesso tempo, però, possiede un profondo senso di giustizia e di lealtà, un rigore morale che discende direttamente dal suo rigore religioso.

Questa rigorosità, però, si sgretolerà sotto il peso della sua stessa caratura morale. Ismail, nel corso dell’assedio che condurrà alla caduta di Costantinopoli, sperimenterà sempre di più le ingiustizie della guerra, fino a una rivelazione sconcertante che metterà definitivamente in crisi la sua identità.

Stile

Se la caratterizzazione dei personaggi (pur con qualche sbavatura) è sicuramente uno dei punti di forza del romanzo, altro asso nella manica dell’autore è la padronanza stilistica. Cosa non scontata, visto che in un romanzo storico di questo tipo la tentazione di cadere in un tono saggistico è molto alta, e spesso ci si scivola quasi senza rendersene conto.

In particolare, molto efficace risulta la gestione delle descrizioni e dei diversi punti di vista.

Come si scrivono le descrizioni

Pur essendo al suo romanzo d’esordio, Luigi Oriani dimostra già di sapere bene come si scrivono le numerose descrizioni che un romanzo sulla caduta di Costantinopoli richiede. Queste sono consistenti e vanno a incidere sul volume complessivo del romanzo (che conta oltre 500 pagine abbastanza fitte). Tuttavia, vengono sempre gestite con agilità e senza appesantire, donando al contrario molto sapore alle pagine.

“Dalla vecchia torre, un’aquila si alzò in volo con un verso acuto e puntò verso Nord. Batté le ali poche volte con lentezza fino a immergersi nel sole di mezzogiorno e sparire oltre le nuvole. Volò in alto, verso la dimora degli eroi caduti nella battaglia per Costantinopoli.”

Tanti punti di vista

Anche l’uso della focalizzazione interna, in cui a ogni capitolo corrisponde il punto di vista di un personaggio, è gestita con abilità, donando a ogni protagonista una precisa sfumatura psicologica. Cosa assolutamente non facile da fare con quattro personaggi diversi, che si muovono all’interno di un quadro in cui bisogna rispettare precisi paletti storici e in cui la mole di documentazione è verosimilmente molto ampia e dettagliata.

L’autore ha perciò dimostrato di saper ben gestire un romanzo dalla complessità strutturale elevata, a cui bisogna prestare attenzione a molte cose diverse e in cui si rischia di inciampare a ogni passo. Forse una tipologia di storia un po’ rischiosa per un romanzo d’esordio, ma la scommessa si può dire che sia stata vinta.

Un romanzo “d’assedio”

L’ultimo Costantino non è solo un romanzo sulla caduta di Costantinopoli e sugli ultimi giorni di vita dell’imperatore Costantino XI Paleologo. Come ogni buon romanzo storico, parla direttamente a noi contemporanei: ci racconta dell’assurdità delle guerre, del valore degli uomini e delle donne che si sacrificano per gli altri, oltre che dell’egoismo di chi pensa solo alle proprie ambizioni. E, cosa forse più importante, ci racconta della forza salvifica dell’amore.

Un romanzo storico che sicuramente può essere definito “militaresco” (e per esso si potrebbe coniare il sottogenere dei “romanzi d’assedio”, che so sarebbe apprezzato dall’autore), ma in cui la componente umana ed emozionale è sempre molto forte.

“È giusto che anche l’imperatore combatta fino alla fine come l’ultimo dei suoi fanti. […] Per quello che vale, giovane amico, avete combattuto col valore dei legionari del passato e dovete esserne fieri. Ora andate e raccontate la storia del più grande degli imperi. Che tutti sappiano che è morto come è sempre vissuto: in gloria!”

Se questa mia recensione ti ha destato curiosità, scopri L’ultimo Costantino di Luigi Oriani e vivi da vicino i drammatici momenti precedenti alla caduta di Costantinopoli.

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